giovedì 18 settembre 2014

Moon Safari - A Doorway To Summer (2005)










Oramai è fuor di dubbio che la Svezia è la nuova fucina di novità in ambito progressive. Le più belle realtà dell'ultimo ventennio provengono da questo (purtroppo ahimè) poco conosciuto paese.
Sono quindi particolarmente orgoglioso di poter parlare e far conoscere a molti questo splendido esempio di progressive. Ritengo quindi un sacrilegio non divulgarlo vista la grande capacità, dell'innovativa proposta musicale. Un motivo sufficiente per convincersi dell'importanza di questo lavoro è che , essendo un'opera prima, vi siano confluite tutte le migliori idee già perfezionate da tempo ,concepite con intelligente ponderazione e date alla luce nella migliore produzione possibile. Le prime quattro tracce furono ascoltate nel 2003, due anni prima dell'uscita del disco , da un certo Tomas Bodin co-leader dei Flower Kings , che entusiasta diede parere favorevole e parecchio coraggio ai giovanissimi musicisti per il completamento dell'opera. Questo ennesimo quintetto svedese, che sbuca dal nulla per destarci dal torpore creatoci da centinaia di ascolti più o meno anonimi, è dotato di grande intuizione compositiva e di idee eccellenti.
Un grande esordio , una musica che dispiegata in cinque brani, per una durata di 60 minuti, non fa rimpiangere i grandi capolavori degli Yes o di quello che oggi avrebbero potuto essere.
Fantastici cori, con intelligente utilizzo del falsetto, ben congenati ed usati con ragionate porzioni di piano infacito spesso da arpeggi di acustica che progressivamente lasciano innalzare scorrerie di sintetizzatori che raggiungono grandi livelli di phatos , il tutto rispettando sempre la sobrietà del brano.
Nessun virtuosismo ma tanta tecnica al servizio di grandi composizioni ragionate e mai banali dove nessun minuto è da buttare via. Ben vengano esordi come questo dei Moon Safari, che ci destano dalla monotonia quotidiana, ci regalano qualche nuova inaspettata emozione e ci fanno ben sperare per il futuro della nostra musica e perchè no, anche del nostro vivere quotidiano.

Accursio
 

domenica 11 maggio 2014

Conqueror - Stems












Una copertina rosso porpora, abbastanza inquietante, spicca nella versione cartonata dell'ultima fatica discografica dei Conqueror.
Da sempre ho affermato che la musica creata debba provenire dal cuore e non dalla freddezza di calcoli, da scadenze o da pressioni discografiche. Ci son voluti ,quindi,  quattro anni ai Conqueror per produrre l'ennesimo ottimo album che conferma una vena compositiva assolutamente invidiabile.
Tante novità caratterizzano questo nuovo disco:
Il nuovo ingresso al basso di Peppe Papa, che già dalle prime note mostra quella necessaria incisività che da una nuova impronta più Rock rispetto al passato e che sicuramente ha giovato non poco al nuovo sound della band.
Un nuovo chitarrista,Ture Pagano, dotato di un raffinato gusto solistico che attraversa con grande perizia, le intrigate trame tastieristiche create dall'incredibile Simona Rigano.
Un impeccabile lavoro di editing e mixaggio hanno contribuito alla perfetta riuscita di quest'album ben suonato e registrato,grazie anche ad un particolare timbro della batteria dell'instancancabile e bravissimo  "Deux Ex Machina" , Natale Russo che per l'occasione ha usato una rarissima Tama Starclassic "Simon Phillips 30th Anniversary Kit."
Le grandi fughe strumentali che occupano gran parte del disco vedono rincorrersi chitarra e tastiere con gusto e intelligenza conferendo ad ogni brano un sapore diverso. Gli otto brani che apparentemente non hanno un filo comune, descrivono invece come il passare del tempo possa in ognuno di noi modificare la percezione della stessa realtà. Grande peculiarità dei Conqueror è la voce solista. Il particolare cantato , esclusivamente in Italiano, rimane il vero marchio identificativo della Band. Ma è l'utilizzo e la creatività di Simona alle tastiere, che rapisce l'ascoltatore. A tratti sembra ricordare Banks, in altri Emerson ed in altri ancora Vittorio Nocenzi. Una bravura ed un estro indiscutibile. I Conqueror con questa ultima magnifica release confermano ad oggi , qualora ce ne fosse ancora bisogno, di essere tra le poche migliori band attuali rimaste in Italia nel progressive rock.

Accursio Sabella

giovedì 2 gennaio 2014

Quasar Lux Symphoniae - Abraham (One Act Rock Opera) 1994







Abraham è una vera "Rock Opera" ma, vista la presenza di un coro ed il tema trattato, possiede anche i tratti caratteristici di un oratorio.
La musica accompagna la biblica vicenda di Sara ed abramo: un superlativo "melange" di rock e musica sinfonica,operistica, dal respiro profondo quasi sacrale. Questo intenso, affascinante dualismo tra temi prettamenti sinfonici e musica rock, caratterizza l'intero lavoro realizzando un album fortemente ispirato e maturo che nulla ha da invidiare ad altri capolavori della nostra musica.
Assolutamente raccomandato. UNo STREPITOSO CAPOLAVORO indiscusso di rock progressivo italiano.
Accursio

QuAsar Lux symphoniae:
Roberto Slorgon: Guitars, Vocals
Paolo Paroni: Keyboards, Piano
Fabrizio Morassutto: Drums, Percussions
Italo Gigainero: Bass
With the special collaboration of Loris Furlan & Franco Cautero

Mit - Quasar Lux Symphoniae





Opera pretenziosa quest'ultima release di questo incredibile gruppo friulano.
Dopo l'immenso capolavoro di Abraham i nostri non abbassano il tiro e sfornano un ennesimo
capolavoro che li proietta nell'olimpo dei gruppi più ispirati e creativi del rock progressivo italiano.
Si narra per intero la vicenda del regno di Giada e di un viandante mandato dal re a cercare nei territori lontani della Grande Collina il segreto della felicità.
Ben tredici musicisti sono stati coinvolti nell'opera e tra questi un bel quartetto d'archi.
Strumentazione ricca , dunque, che ripaga ampiamente un lavoro splendido immenso ed impeccabile.
Accursio

Twin Age -- Month Of The Year






Quando ascoltai questo disco per la prima volta era il 1998 e già possedevo una discreta discografia di Rock Progressivo. Non sospettavo minimamente che all'improvviso un ascolto di un disco potesse risvegliare in me certe sopite emozioni.
Ma questo disco mi colse impreparato risvegliando le stesse emozioni che provavo e provo ancora quando ascolto i padri ispiratori di questa band: I Genesis. Le tastiere alla Banks la metrica del canto alla Gabriel persino la chitarra ricorda Hackett ma il tutto non è però uno sterile scimmiottamento anzi al contrario. Credo infatti che quest'opera possa essere un naturale proseguimento del cammino dei Genesis solo se in loro vi fosse avuta quella nuova vena creativa e quella particolare ispirazione che li ha fatto raggiungere la vetta più alta dell'olimpo della musica colta.
Un disco da non perdere assolutamente.
Accursio

Kalliope - Omonimo






Grazie ad un suggerimento di un mio collega appassionato anch'esso di buona musica, mi ritrovo finalmente dopo anni di estenuanti ricerche, a recensire una gemma nascosta di un raffinatissimo jazz-rock di un grande gruppo milanese di 24 anni fa: I kalliope. Il gruppo autore di un solo strepitoso album omonimo, impreziosito da una fantastica sezione fiati, da vita ad un album, inizialmente uscito in vinile e poi nel 1990 riedito in digitale, da annoverare tra i più bei dischi del genere nel panorama mondiale. In realtà Il "kalliope" fu un progetto di 8 musicisti, turnisti di sala, che condividevano gli stessi interessi musicali, amicizia e lavoro e che (fortunatamente per noi) decisero di dar vita alle loro composizioni frutto di anni di perfezionamenti. Grazie alla fraterna amicizia con Claudio Dentes (produttore di Elio e le Storie Tese)e il tecnico del suono Marty Robertson (assistente di studio di Donald Fagen in "Nightfly"),l'album gode di una eccelente produzione con suoni attualissimi, perfettamente limpidi. I brani sono di diverso stile per l'assoluta libertà compositiva dei musicisti, credo che il "collante" del sound Kalliope fossero i fiati.Il gruppo ha avuto una buona attività "live". Oltre ai brani originali sul CD suonavano "Spiro Gira", Bob Lowden, Wather Report con altri arrangiamenti di standard Jazz. L'inizio è strepitoso: "Miss Giorgia" apre con una serie di stacchi con pause, accelerazioni e rallentamenti per poi riaprire e rielaborare il fantastico tema iniziale, che viene riproposto con l'acustica e poi con la tromba, finendo in un crescendo che trascina l'ascoltatore in una estasi di allegria rendendo impossibile rimanere fermi. Il secondo brano "Goodbye Francisco" non è assolutamente da meno. Il sax baritono di Giancarlo Porro spadroneggia vivacemente su un serratissimo ritmo dell'elegante drumming di Bernardinello. Il brano è un altro capolavoro indiscusso dell'album. Nel terzo brano ad opera del chitarrista Minotti affiorano echi del miglior Perigeo inframezzati da una nuova fusion che al tempo si affacciava all'orizzonte con "jeff Lorber". Il tema del brano è assolutamente azzeccato. Si ritorna poi con il quarto pezzo ad opera di Allifranchini che si dipana in una meravigliosa tessitura di puro jazz dove i fiati e in particolare il flauto dello stesso si lancia in un magnifico solista che cede poi il passo ad un curatissimo assolo di batteria. Si ritaglia uno spazio anche il bassista Fioravanti con "J.P." brano che ricorda molto Pat Metheny. La bellissima "journey" del fiatista Parodi ci riporta ad una splendida performance della sezione fiati. " Friend in Vegas" ci catapulta in un'altra dimensione dove il Fretless bass ci conduce all'interno di atmosfere di puro Jazz dove la genialità dell'ensamble trasforma un corposissimo brano super arrangiato che da luce alla coralità e all'eccelsa tecnica dei musicisti. Infine dopo la piacevole e distensiva "Subtone" il disco chiude con la briosa "Bumba" che probalilmente prende il nome dalla fusione (fusion) della parola Samba e Mambo. Infatti il brano sapientemente calibrato, fonde questi tre generi in modo egregio dando vita ad un movimentatissimo ritmo che impreziosito da una sequenza di fiati solisti chiude l'album lasciando l'ascoltatore ancora in preda ad una insaziabile voglia di riascoltarlo nuovamente. il disco è un capolavoro dove si denota una professionalità ed una maturità artistica non comune oltre ad un raffinatissimo gusto negli arrangiamenti. Un disco da avere assolutamente, imprescindibile per chi ha un palato fine.
Accursio

Plootoh - Omonimo






Plootoh
Catania è da parecchio tempo,oramai, una terra arida, di un triste grigio sbiadito e soprattutto inesorabilmente rassegnata. Ed è proprio da un contesto così piatto, vedere germogliare piccole inaspettate gemme, fa ridiventare orgogliosi di appartenere a questa controversa città. Gemme d’arte, di cultura e di musica. La musica da qualche decennio a proiettato inverosimilmente Catania tra le città italiane più prolifiche, dove esiste un fermento musicale che molti ci invidiano. Da Gerardina Trovato a Carmen Consoli, da Mario Venuti a Mario Biondi, Da Luca Madonia a Franco Battiato. Una di queste gemme è rappresentata dai Pootoh, una originalissima band formata da quattro ragazzi che già al primo vagito musicale spiazzano l’ascoltatore con una release incredibilmente matura, coinvolgente e originale. Già dall’inizio del disco, con la meravigliosa “Idra”, si intuisce la chiara influenza dei primi Pink Floyd (per intenderci quelli di “echoes”)elaborando un rock psichedelico con moderne venature alternative che strizzano l’occhio agli attuali maestri del genere: i Porcupine Tree. Voci eteriche che ben si amalgamano nelle morbide onde lisergiche generate dalle tastiere di Riccardo, e dagli stupendi innesti solistici di Massimo; che ben cesella con dovuto gusto quei discorsi solistici tanto cari a Gilmour. Ritengo che le cose migliori di questo lavoro siano le atmosfere create con diligenza e misura. Non è assolutamente facile concepire questa musica evitando di cadere nella banalità, nel già sentito e nello sterile esercizio stilistico rischiando di non trasmettere nessuna emozione. I Plootoh sono riusciti nell’intento, sono originali ,bravi,intelligenti,dotati di gusto e soprattutto riescono a trasmettere emozioni. Consigliato a chi si sente un po’ orfano delle atmosfere psichedeliche dei primi Floyd e poi il ragionevole costo del cd (10,50 Euro) in confezione cartonata e coloratissima lo rende ancor di più un “Must” . In rari casi mi sono sentito orgoglioso di essere catanese e questo ne è uno.

Attraversando Saturno - Giuseppe Cucè


Volevo recensire io questo capolovaro nostrano, piccole meravigliose gemme della nostra arida terra, dove purtroppo troppa superficialità condita da una approssimazione nell'attenzione all'arte diventa sempre più deprimente. Così come i plootoh, recensiti qui qualche post più in basso, anche per Giuseppe Cucè si aprono le porte dell'olimpo dei migliori e originali cantautori italiani. Cantautori veri , quelli che hanno qualcosa da dire , mai banali con una musica di qualità mai scontata. Infischiandosi da sempre dello star system e dei compromessi a tutti i costi,nel suo secondo lavoro, Giuseppe tira meravigliosamente dritto per la sua strada con uno stile particolarissimo che cattura e coinvolge l'ascoltatore lasciandolo in balia di inconsuete e profonde riflessioni. Brani come "Il cielo Blu", la strepitosa "Malena" la splendida "Amica di Traverso" la sorprendente "La Bellezza non c'è" La disarmante "Devi Andare" e l'allegra "Attraversando Saturno" già giustificano pienamente l'acquisto di questo capolavoro del nostro talentuoso conterraneo. Disco di un travagliatissimo parto, voluto con meritata capierbietà, vede la luce nel settembre appena trascorso ed è già in appena due mesi ovunque osannato dalla critica.
Sempre più orgoglioso di essere catanese.
Accursio

Riporto qui una recensione da uno dei tanti siti di critica musicale sparsi nella rete:
Oggi, con “Attraversando Saturno” le sue sonorità sono più pop con sfumature jazz dal gusto retrò. 
Romanticismo popolare, eleganza lirica, granelli di Capossela, Bonocore, Tenco, Benvegnù nella stupenda “La bellezza non c’è”, sono tutte stratificazioni di parole e cuori battenti che volano, viaggiano, si riprendono e salgono in verticale, lassù tra gli sconfinati non recinti della vita interiore e quella reale, quella che ci mette la faccia e che magari si scorna per prima; c’è molta semplicità e malinconia nella penna di Cucè, quella malinconia anni Sessanta e giù di li, quei sapori di Cantagiro e night che popolavano lo Stivale e che riempivano le cronace delle prime riviste di massa, quel dolce torpore di intimità e descrizioni poetiche che qui ritornano alla grande, jazzate e rimesse in circolo dall’artista.

Perdersi tra i cordami soffici e jazzati “La luna nel pozzo”, tra i tremori latin Piazzolliani della titletrack, legarsi alla battuta swing che ballonzola vispa in “Amica di traverso” o chiudere gli occhi nel miraggio lontano di “Oleandri e scimitarre” è un incanto senza tempo che da la scansione e la misura di come la canzone d’autore – quella vera intendiamoci – sia in ripresa e col cuore gonfio di cose da dire, e questo disco ne certifica la singolarità e la magia in cui le condizioni per “morirci dentro di piacere” sussistono, specie quando passa di sfuggita “Abissi” in cui la voce di Agata Lo Certo da quel tocco di vita cristallina che ti spalanca le vene.

Capolavoro di un cantautore in odor di santità.



Biografia: (tratta dal sito ufficiale)


I testi raccontano con poetica semplicità la vita filtrata dai sensi e riproposta in musica...Cantautore mediterraneo, raffinato eclettico e contaminato, Giuseppe Cucè traduce in musica la propria vita filtrando il mondo attorno a se con uno stile elegante e mai banale...

Giuseppe Cucè nasce a Catania nel 1972 ed inizia la sua attività artistica nel 2005. La sua formazione musicale spazia dalla tradizione musicale mediterranea, alla tradizione musicale del resto del mondo, dall'estremo oriente al Sud America, dal Marocco alla Grecia. L'inizio del suo percorso da cantante è segnato da artisti che abbracciano il genere della Bossa Nova - Vinicius de Moraes, Jobim e Cesaria Evora. Ma anche da grandi cantautori italiani: Mario Venuti, Ivan Segreto, Franco Battiato, Domenico Modugno, Fabrizio De Andrè e Luigi Tenco. Proprio dedicato a Tenco è il progetto live “Oltre le Nuvole” che nel 2008 da la possibilità a Giuseppe Cucè di farsi conoscere dal grande pubblico e che gli apre le porte ad importanti collaborazioni che lo porteranno fino in Francia. Nel Maggio del 2009, infatti, Giuseppe Cucè parteciperà allo spettacolo interamente dedicato a Tenco ideato e portato in scena al Teatro del Trianon di Parigi da Yvon Chateigner interprete raffinato della musica Francese d'autore, insieme a Cristina Marocco e Dorval'. il 26 ottobre 2009 pubblica l’album “la mela e il serpente” per Edina music, in Francia. l’album è presentato a novembre al pubblico francese attraverso uno showcase al Theatre Du Petit Saint-Martin di Parigi.
Nel dicembre del 2009 viene selezionato dalla commissione di Sanremo nuova generazione 2010 per la fase finale delle audizioni insieme ad altri 70 partecipanti con il brano “ rosa “ scritto insieme al suo chitarrista Antonio Masto, sfiorando la partecipazione al 60 festival di Sanremo.
Il 9 gennaio 2010 Giuseppe Cucè apre il concerto della grandissima Anny Gould al Theatre le Trianon, mentre l’11 gennaio partecipa con uno showcase unplugged alla trasmissione plein sud di Rfi (radio France International). A marzo 2010 partirà con un nuovo tour ( l’alchimista delle rose ) per suonare nei migliori club italiani.
A luglio 2010 partecipa all’open Week festival all’anfiteatro le ciminiere di Catania e ad agosto 2010 parteciperà alla finale del festival della canzone d’autore ( botteghe d’autore ). Giuseppe Cucè Partecipa anche alla colonna sonora del cortometraggio Giovanni Falcone – La mente e il cuore presentato in prima nazionale il 23 maggio 2011 nell'aula bunker di Palermo. Nell’Agosto del 2012 si classifica secondo a uno dei più importanti Festival d’Autore .. BOTTEGHE D’AUTORE 7° EDIZIONE…. L’8 settembre del 2012 pubblica il suo secondo album scritto a 4 mani insieme al suo amico chitarrista Antonio Masto… ( Attraversando Saturno ).

Farm Fingers - Hayley Sabella






E' con grande orgoglio che mi accingo a recensire la prima raccolta di canzoni della mia cugina statunitense : Hayley Sabella.
Hayley vive a Plymouth, nel Massachusetts, figlia di musicisti, il padre Ken professore di lingue ,da sempre nutre una profonda passione per la musica che ha trasmesso ai quattro figli. L'estate scorsa ospiti a casa mia organizzammo una piccola session dove Ken al piano la moglie Valerie al canto e il figlio più piccolo Gabriel alla chitarra, un piccolo spettacolo in famiglia in cui ci divertimmo molto. Ma è Hayley a spiccare il volo. Quattro brani per un eccellente debutto. Impossibile non emozionarsi nell'ascoltare la sua soave e dolcissima voce. Già dalla bellissima e allegra "Idealism" Hayley ci contagia di un'allegria disarmante, basta chiudere gli occhi per immaginare praterie e bimbi che giocano allegramente tra i mille colori della natura. L'originale intro di "Farm Fingers" ci desta dall'incanto e ci proietta in un' incantevole realtà. Mentre la dolcissima "Knobly Nooden Treetrunks" è un'ammaliante nenia che sprigiona quel senso di spensieratezza rilassata che dovremmo ricercare tutti almeno un momento durante le nostre giornate. "Easter Song" è invece una gradevole , malinconica song che chiude con grazia questo splendido debutto in EP. Se queste sono le premesse mia cugina avrà un radioso avvenire discografico.
Ciao Hayley....sono orgoglioso di te.
Avanti così!


It is with great pride that I am going to review the first collection of songs from my cousin U.S.: Hayley Sabella.
Hayley lives in Plymouth, Massachusetts, daughter of musicians, the father Ken professor of languages, has always felt a deep passion for music that sent four children. Last summer guests in my home we organized a small session on the floor where Ken's wife Valerie singing and her youngest son Gabriel on guitar, a little show for the family where we had a great time. But Hayley is to fly. Four songs for an excellent debut. Impossible not to get excited in listening to his gentle and sweet voice. Already from the beautiful and cheerful "Idealism" Hayley fills us with a joy disarming, just close your eyes to imagine grasslands and children playing happily among the many colors of nature. The original intro to "Farm Fingers" awakens us from the spell and propels us into a 'really enchanting. While the sweet "Knobly Nooden Treetrunks" is a bewitching song that gives off that sense of carefree relaxed that we should all seek at least one time during our days. "Easter Song" is instead a pleasant, melancholy song that closes with grace this stunning debut EP. If these are the conditions my cousin will have a bright future album.
Hello Hayley .... I'm proud of you.
Keep it up!

Storie Fuori Dal Tempo - Conqueror


Indubbio eccellente lavoro per i nostri conterranei Conqueror alla loro secondo fatica discografica. Nuova Line up con lo splendido inserimento di sabrina Rigano ai fiati, il nuovo chitarrista Tino Nastasi ed il rientro della vecchia conoscenza Fabio Ucchino al basso.
Forti sono le influenze della maestranza progressive dei "seventies" grazie anche alla strumentazione usata dalla strepitosa, appena ventiquattrenne, tastierista esperta cesellatrice di suoni: Simona Rigano. Bellissimo il brano "Mosaico di Colori" di cui esiste anche un ottimo videoclip.
Stupendo il motivo "Pagine di Poesie" brano che con l'incedere di un indovinato riff di basso, si snoda con in unusuale struttura canzone, ma che con un inserto strumentale di pregevole fattura, ci riporta inevitabilmente ai migliori Camel ed anche ad un altro gruppo siciliano di grande esperienza e di altrettanto eccelsa caratura tecnica e compositiva : I Malibran.
Il livello dell'intero album si mantiene alto ,con brani coma "Klaus" ,"Overture",e "No Photo".
Un intro fatato introduce "Morgana" e sembra già essere catapultati in una storia senza tempo.
Una leggenda che racconta di una magia che la fata era solita fare per evitare l'invasione di orde barbariche in Sicilia facendo riflettere le due città dello stretto nelle acque; fenomeno ottico che avviene inspiegabilmente ancor oggi in alcuni giorni dell'anno.
La suite si snoda in 6 fasi per una durata complessiva di 30 minuti circa; in un susseguirsi di atmosfere senza mai calare d'intensità. L'ascoltatore viene catturato da mirabili evoluzioni che l'accompagnano, lasciandolo infine con la meravigliosa sensazione di aver assistito ad un viaggio senza tempo. Impossibile concludere senza segnalare la determinante splendida performance di Simona che conquista di diritto, anche e soprattutto con la voce, la chiave dell'essenza del suono Conqueror.
Impreziosisce il suono l'oramai insostituibile Sabrina che, vista la grande perizia, contraddistingue con la propria eleganza stilistica e maestria, le già ricche trame sonore della musica Conqueror.
Natale ,vero motore immarcescibile del gruppo , conferma con i suoi calibrati pattern la già solida struttura ritmica, coadiuvato dal bravo Fabio che ha apportato tralatro nuove idee all'interno dell'ensamble.
Buona prova anche del chitarrista che si inserisce con estrema oculatezza nei pochi spazi lasciati dall'incredibile Simona.
La totale dedizione, la determinazione e la caparbietà ripagano con grande soddisfazione gli sforzi per il raggiungimento di un grande obiettivo.
Questo è ciò che è successo in casa Conqueror ed è giusto che ne raccolgano i meritati frutti.
Conqueror e Malibran rappresentano due splendide realtà siciliane , due gemme germogliate in un contesto arido e con clima avverso,ma che seducono e si lasciano apprezzare da chi ama leggere tra le note le sensazioni che l'autore trasmette, da chi ama sognare e lasciarsi trasportare in reami dove fate e folletti, panorami sconosciuti, castelli avvolti dal muschio, lande incontaminate di verde e cieli stellati, si possono ammirare indisturbati.



Accursio Sabella





Mia recensione pubblicata su Paperlate N°54 (rivista prog) il giugno del 2007, quando ancora non era uscito il loro ultimo lavoro "Madame Zelle" del 2010.


Un progetto ambizioso questo 3° lavoro dei Conqueror,dedicato alla disavventura successa ad Ambrogio Fogar ed al suo compagno di viaggio, il giornalista Mauro Mancini che nell'attraversare l'oceano indiano rimangono naufraghi su una zattera di gomma in mare aperto senza cibo. I 13 brani dell'album descrivono loquacemente i vari momenti del naufragio come "il viaggio", "il Limbo",I Cormoranii", "Preghiera", "Miraggi" ed "Eleutherion" dove grande maestria si scorge nella scelta azzeccata dei testi e delle atmosfere.
I Conqueror alzano il tiro con quest'opera, necessariamente più pretenziosa, che li trascina meritatamente nel gota dei più importanti gruppi di progressive italiano. La band mostra infatti una stupefacente maturità che permette loro di spaziare vari stili senza mai essere banali e scontati, strizzando l'occhio alla New Age ("Nebbia ad occhi chiusi")al Post Rock ("Master Stefanos")alla Fusion ("Miraggi")con indovinate sonorità, sapientemente coniugate e con una leggera dose di elettronica, che rende decisamente moderno ed attuale tutto il discorso musicale.
74 Giorni, rappresenta l'album più maturo, più ragionato nei cambi di ritmo e nella scelta dei suoni dell'intero repertorio Conqueror,corroborato peraltro dalla grande tecnica ed esperienza del leader Natale Russo, libero di sprigionare il proprio estro e fantasia percussiva, dalla bravissima Simona Rigano che oramai costituisce il vero marchio di fabbrica dei conqueror,impreziosendo con gusto le intricate e numerose trame dell'opera, dall' impeccabile Sabrina Rigano ai fiati ed all'abile cesellatore di soli chitarristici Tino Nastasi. In conclusione i Conqueror hanno fatto centro per la terza volta consecutiva e se proprio dovessimo scegliere la loro migliore fatica, anche se per un soffio, sceglieremmo quest'ultima, per il raffinato gusto raggiunto, per il tema trattato, per la scelta dei suoni e per la maturità stilistica oramai raggiunta e consolidata. Avanti così Conqueror!!!
 
 
Accursio