venerdì 4 giugno 2021

Giuseppe Scaravilli & Malibran - Trasparenze

 Giuseppe Scaravilli with Malibran

Trasparenze


Dopo anni di attesa esce la nuova fatica  discografica di un grande, giovane musicista nostrano, per due decenni leader dei Malibran.  Il tempo passa ma la passione per la vera musica rimane, si coltiva e si alimenta. Giuseppe Scaravilli, ormai nome di spicco tra i musicisti catanesi, esce dopo anni di silenzio con un nuovo, splendido album, lavorato e perfezionato negli ultimi anni con estrema tranquillità e cura. 


Da polistrumentista quale è Scaravilli suona quasi tutto da solo, avvalendosi però della collaborazione di alcuni componenti dei Malibran, come dell’eccellente batterista Alessio Scaravilli ( il fratello) e dell’altrettanto squisito cesellatore di soli chitarristici: Jerry Litrico, uno tra i più dotati chitarristi del nuovo progressive italico. In alcuni brani fa capolino anche Giancarlo Cutuli  istrionico ex fiatista della band. 


I Malibran proseguono con una soddisfacente attività live costellata di pub e piazze, ma tutte le idee per le nuove composizioni nascono e si sviluppano nella mente di Giuseppe, che può tranquillamente perfezionare il tutto prendendosi il tempo necessario, visto che ancora oggi, all’età di 42 anni, è libero da obblighi familiari. Il che si è rivelato  fondamentale per la buona riuscita di quest’opera, arricchita con gusto da piccole, nuove sonorità ( come l’utilizzo di un violino, suonato egregiamente da Toni Granata), che rendono assolutamente pregiato questo lavoro.  L’ album, della durata di oltre 78 minuti, si compone di 11 brani, quasi tutti di oltre 6 minuti.  


Trasparenze, brano che dà il titolo all’album, è un concentrato di buone intuizioni che, sapientemente amalgamate, creano un discorso musicale davvero valido. Un convincente inserto di flauto ed una tastiera che richiama nostalgiche reminiscenze crimsoniane  introducono la voce, che notiamo essere notevolmente migliorata nella gestione, nella metrica e nel timbro. 


Il brano successivo “In Un Attimo” parte con un ottimo intro,  che ricorda la prima PFM, e quindi quelle arie crimsoniane che l’influenzavano in quel periodo, mentre il successivo “Vento D’ Oriente”  inizia con sonorità arabe che si stemperano in un rock solidamente spostato verso un sound sabbathiano, con un riff a metà tra il dark e il metal e con aperture verso atmosfere orientaleggianti, accentuate da una  indovinatissima  performance di violino. “Presagio” si distingue per un magnifico solo di Jerry e per il pregevole intermezzo metal;  


Assolutamente incantevole è la parentesi strumentale di “Pioggia Di Maggio” che sembra proprio adatta ad un momento di riflessione nostalgica e che ricorda a tutti noi come, con semplicità di idee, di strumentazioni ed effetti, si può costruire un brano veramente degno dei migliori album che hanno fatto la storia del progressive italiano.


La godibilissima “La Marea” scorre leggera ed orecchiabile, con un buon refrain che rimane impresso in  mente anche dopo aver finito l’ascolto del disco, segno di una raggiunta maturità compositiva che ottiene ottimi risultati.  Le composizioni successive affondano a piene mani nei grandi lasciti del progressive “seventies”  internazionale, partendo proprio dalla PFM, passando dai King Crimson, con delle brevi virate verso alcune atmosfere dei Genesis  e alcune  escursioni alla Camel. Provate ad ascoltare la bellissima “Volo magico”: sembra un brano dimenticato dalla PFM di Jet Lag. 

 

“Promesse Vane”  ha quel  sapore  cantautorale che caratterizza alcuni autori conterranei come Randone e  Kaballà;  bello il testo e intelligente l’ uso delle acustiche. Il canto è stato trattato sapientemente in studio, riuscendo ad essere particolarmente azzeccato nell’economia del brano. L’intermezzo strumentale di  “Gioco Di Specchi” apre la suite finale di 13 minuti, “Pensieri Fragili”, che vede i  4/6 dei  Malibran all’opera con un brano che racchiude l’essenza del progressive rivisto e filtrato in chiave moderna.  


Insomma, Scaravilli non ci fa rimpiangere i Malibran, sia perché ne è stato da sempre il leader ed il compositore, sia perché l’apporto dei musicisti è ancora presente nei solchi. Le composizioni rimangono all’altezza della nomea che li ha fatti grandi, anche se l’asse compositivo si è leggermente spostato su delle creazioni dal sapore, come dicevo prima, cantautorale. L’anima progressive di Giuseppe Scaravilli è dotata di grande estro e di una vena compositiva invidiabile. Non possiamo che auspicare che il gruppo ritrovi la voglia di far musica insieme, riuscendo a risolvere  il non facile compito di saper dividere gli impegni del quotidiano con la meravigliosa passione della musica e della composizione.


Catania 12/10/2008      

                                                                                                   Accursio Sabella


giovedì 15 aprile 2021

Alias -- The Second Sun



                             ALIAS 

                           THE SECOND SUN

Faccio parte di un gruppo di ascolto formato da 4 amici. Nei nostri incontri bimestrali ci scambiamo novità discografiche, e soprattutto opinioni. Siamo costantemente alla ricerca di particolari uscite e di nuove proposte musicali navigando tra riviste e web.                                                                                                Ed è proprio tra queste ricerche che mi sono ritrovato tra le mani un album di una particolare bellezza di cui non ho resistito a non parlarne. 

Un ensemble tutta napoletana.  Musicisti provenienti da realtà importanti come la famosa “Orchestra multietnica del mediterraneo” e la nuova formazione di “Napoli Centrale”, gli Alias pubblicano il loro strepitoso esordio discografico con un lavoro di rara bellezza: “The second sun”.  Un album concept dedicato allo scienziato serbo Nikola Tesla autore di alcune teorie sulla produzione e l’uso di energie alternative al tempo non apprezzate e sottovalutate. 

L’album apre con “Red Six” 4 minuti in cui si capisce già il calibro e la professionalità dei musicisti coinvolti. Una ritmica travolgente, ad opera di un superlativo Ezio Felaco al basso e di un pirotecnico  Fredy Malfi alla batteria (attualmente membro dei "Napoli Centrale" di James Senese), inietta all’ascoltatore una irresistibile incapacità a rimanere immobili senza battere in qualche modo il ritmo, mentre una azzeccatissima linea vocale non cantata ci riporta negli anni 70 quando gli “Arti & Mestieri e il Baricentro” creavano i loro capolavori.      Ma è dalla seconda traccia “Pitch Black” che la Band sfodera l’asso dalla manica. Un semplice “giro “da Rock’n’ Roll viene assolutamente stravolto, arrangiato, rielaborato e trasformato in un brano di 8 minuti in cui le competenze, l’esperienza e il mostruoso talento della pianista, tastierista e vocalist Romilda Bocchetti prende il sopravvento e guida la band nella costruzione di una piccola gemma di prog Jazz rock!!!  L’album prosegue con una track list di assoluta pregiata caratura. "Mediterraneo Prog" è un fantastico esempio di come possano coesistere Etnico, Prog e Jazz.  Malinconica e allegra allo stesso tempo con ragionati cambi di ritmo che costruiscono una musica che fa sognare e riflettere. Ma è in “Danza dei due Mondi” dove lo strepitoso Giovanni Guarrera esce allo scoperto con sua indiscutibile maestria con l’acustica, infarcendo il brano con venature mediterranee ardite e originali. Una peculiarità che contraddistingue gli Alias è la loro capacità di utilizzare dei semplici giri armonici per trasformarli in qualcosa di incredibilmente accattivante, nuovo, originale e prezioso.  All’interno dell’album si trova del flamenco, ritmi africani, samba, tarantella ecc.... il tutto sapientemente miscelato e dosato con perizia e arguzia. Un piccolo accenno volevo dedicarlo alla bellissima “The Second Sun” un fulgido esempio come si può trasformare un piccolo e breve accenno ad un brano famosissimo (non dirò quale) senza farlo quasi riconoscere e rendendolo incredibilmente altrettanto affascinante!  Chiude “Samsara” (termine Buddista che spiega il ciclo della reincarnazione) che forse meglio descrive e rappresenta in 4 minuti quanta perizia e quanta capacità possiede la band nelle cui anime confluiscono e coesistono musica classica, musica etnica, Jazz e Rock sapientemente amalgamate e in cui viene prodotta una musica particolarmente rigogliosa e emozionante .

Accursio Sabella

mercoledì 7 aprile 2021

 

Time Haven Club

Gathered At Dusk

Ed è inaspettatamente, con grande curiosità mista a stupore accompagnato da una strana eccitazione che mi accingo ad ascoltare un album di una progressive band mia concittadina.

Catania continua ad essere una fucina di artisti e musicisti di indiscusso valore e capacità.                Nonostante non sia facile muoversi nell’impervio terreno del progressive rock una nuova band ne emerge e si affaccia con fiera spavalderia e determinazione dopo gli storici alfieri “Malibran” e i più psichedelici “Plootoh”.  L’intrigante copertina ad opera della bravissima Grozdana Tilotta tanti ricordi fa riaffiorare alla mente.  Immagini che evocano inequivocabilmente i fasti del miglior progressive rock dei 70 quando Paul Whitehead firmava con le sue opere i primi lavori dei Genesis. 

I “Time Haven Club” con il loro “Gathered At Dusk” esordiscono alla grande con in pezzone da 9 minuti: “Black Dot”. Un potente basso subito raggiunto da una chitarra prepotente e imperiosa costruisce una impalcatura ritmica assolutamente trascinante; segue un refrain indovinatissimo che mi conferma e mi rassicura che quest’album sarà il mio pasto musicale per le prossime settimane.                                                Le liriche rigorosamente in inglese scritte e cantate magistralmente dal leader chitarrista Enzo “Jester” Somma, trattano il costante riscatto dell’animo alla ricerca della luce e della verità sui grandi dubbi dell’umanità.  La lotta continua con i propri demoni interni e una conseguente ricercata introspezione che porti “Riuniti al Crepuscolo” a rinascere ritrovando se stessi nella propria piena consapevolezza.

Atmosfere molto care ai Pendragon e agli Arena invadono abilmente l’album come inequivocabilmente dichiarato nella bellissima “Dance of Krampus” mentre un arpeggio “Floydiano” apre stupendamente “Despite all this Darkness” dove si innesta un pregevole solo di basso del bravissimo Marcello Romeo che si distingue per gusto e funzionalità e che lascia il timone poi ad un ispirato solista dell’elettrica capitanata da Salvo Savatteri che giurerei conservi in tasca un “santino “di Gilmour.  Quasi 12 minuti di composizione che spazia dalle sonorità progressive a ragionati cambi di tempo con atmosfere sempre cangianti.  L’album si chiude con una suite di 11 minuti “Gathered At Dusk” cantata anche dalla brava Chiara Monaco che racchiude magistralmente quanto detto finora e che conferma, senza ombra di dubbio, che i THC conquistano con questo lavoro un podio tra le più ispirate prog band italiane.  

Un ottimo debutto dei nostrani THC con un album curatissimo negli arrangiamenti, ispirato e già maturo, con calibrate intuizioni dove le tastiere di Gino Asero svolgono un lavoro assolutamente impeccabile e che tanto ricordano Clive Nolan (Pendragon, Arena) mentre un drumming essenziale ma preciso alla Mick Pointer (Marillion, Arena) è svolto alla batteria da Concetto Santonocito.

Penso proprio che riserverò ai TIME HAVEN CLUB un posto speciale nella mia collezione di progressive accanto alle discografie delle sopracitate band.  

  Accursio Sabella


martedì 16 marzo 2021

Barbara Rubin - The Shadows Playground (2020)

 


Le sorprese più belle accadono all’improvviso quando meno ce li aspettiamo e sono sempre foriere di memorabili emozioni. Una di queste è stata incontrare e conoscere, seppure solo nel web, Barbara Rubin.

Musicista dotata di indiscusso talento e di un invidiabile percorso professionale nel campo musicale, Barbara ci regala con la sua terza uscita discografica, un meraviglioso affresco di sensazioni.

Eccellente polistrumentista, con alle spalle partecipazioni in ambito rock progressive italiano e opere discografiche di vario genere; vincitrice di concorsi e con partecipazioni in festival europei come olanda e Regno unito, Barbara accumula un poderoso bagaglio d’esperienza che con “THE SHADOWS PLAYGROUND”, riesce a coinvolgere l’ascoltatore fin dalle prime note per la “freschezza” delle melodie e per il particolare gusto compositivo.

L’album è sottotitolato “Piano Works”, proprio perché si tratta di composizioni create al, e per il, pianoforte. Già giovanissima docente di musica in più istituti musicali, appassionata di musica colta fin da piccola, miscela sapientemente un’invidiabile creatività con un’indiscussa esperienza compositiva. 

Già con l’ascolto del primo brano dell’album “Endless Hope” ci si ritrova immersi in un nuovo e particolare stato d’animo mentre in “Sunrise Promenade” un meraviglioso violino riesce a trascinare la nostra immaginazione verso orizzonti lontani, verso crepuscoli colorati di una serenità primordiale. Testi in inglese curati e profondi in cui spesso si parla di un amore filosofico e spirituale.

Tutti i brani hanno qualcosa in comune come il tema della speranza, la rinascita e la spiritualità. Cito sue testuali parole molto profonde e significative che ho avuto modo di raccogliere da una mia mini intervista effettuata tramite Web e che descrivono perfettamente le emozioni che sgorgano all’ascolto dell’album: “Sono dei brani che guardano avanti, oltre il buio delle difficoltà, cercando una luce che solo il futuro può dare. La vita offre la possibilità di rimediare agli errori, di superare i dispiaceri anche se serve lottare e volerlo. La speranza è un dono che bisogna avere il coraggio di accettare ed è un punto di partenza. E’ una visione.” Rimango assolutamente convinto nell’affermare che quando un’anima è davvero raffinata e sensibile, riesce a tramutare le proprie sensazioni e le proprie emozioni in arte, a “leggere “il mondo circostante con occhi diversi, ed a interpretare e scoprire sempre nuove visuali.

Barbara oltre ad essere un attenta indagatrice dell’animo umano è detentrice di quella necessaria e indispensabile curiosità che alimenta una continua ricerca della verità, della conoscenza di se stessi e dello sviluppo del sentimento religioso nell’uomo.

Un curatissima e intrigante copertina, ed un ricco booklet corredato da splendide foto ad opera della bravissima Simona Sottocornola, completa un album di brani pervasi da una profonda introspezione, dove l’autrice oltre a sfoggiare grande maestria nel suonare tutti gli strumenti, curandone il missaggio, la registrazione e la produzione nel proprio studio d’incisione, avvalendosi in alcuni momenti della splendida voce di Andrea Giolo, descrive e dipinge la propria anima in modo assolutamente e meravigliosamente spirituale.

Album è frutto di una preziosa e “palpabile” ispirazione, capace di trascinare l’ascoltatore in mondi diversi attraversando paesaggi sempre nuovi. Brani dotati di una propria forza “visiva”, mai banali che non stancano anche dopo innumerevoli ascolti.

Assolutamente consigliato ai “palati” fini. 

Accursio Sabella