Time Haven Club
Gathered At Dusk
Ed è inaspettatamente, con grande curiosità mista a stupore
accompagnato da una strana eccitazione che mi accingo ad ascoltare un album di
una progressive band mia concittadina.
Catania continua ad essere una fucina di artisti e musicisti
di indiscusso valore e capacità.
Nonostante non sia facile muoversi nell’impervio terreno del progressive
rock una nuova band ne emerge e si affaccia con fiera spavalderia e determinazione
dopo gli storici alfieri “Malibran” e i più psichedelici “Plootoh”. L’intrigante copertina ad opera della
bravissima Grozdana Tilotta tanti ricordi fa riaffiorare alla mente. Immagini che evocano inequivocabilmente i
fasti del miglior progressive rock dei 70 quando Paul Whitehead firmava con le
sue opere i primi lavori dei Genesis.
I “Time Haven Club”
con il loro “Gathered At Dusk”
esordiscono alla grande con in pezzone da 9 minuti: “Black Dot”. Un potente
basso subito raggiunto da una chitarra prepotente e imperiosa costruisce una
impalcatura ritmica assolutamente trascinante; segue un refrain indovinatissimo
che mi conferma e mi rassicura che quest’album sarà il mio pasto musicale per
le prossime settimane. Le liriche rigorosamente in inglese scritte
e cantate magistralmente dal leader chitarrista Enzo “Jester” Somma, trattano
il costante riscatto dell’animo alla ricerca della luce e della verità sui
grandi dubbi dell’umanità. La lotta
continua con i propri demoni interni e una conseguente ricercata introspezione
che porti “Riuniti al Crepuscolo” a
rinascere ritrovando se stessi nella
propria piena consapevolezza.
Atmosfere molto care ai Pendragon e agli Arena invadono abilmente
l’album come inequivocabilmente dichiarato nella bellissima “Dance of Krampus”
mentre un arpeggio “Floydiano” apre stupendamente “Despite all this Darkness”
dove si innesta un pregevole solo di basso del bravissimo Marcello Romeo che si
distingue per gusto e funzionalità e che lascia il timone poi ad un ispirato
solista dell’elettrica capitanata da Salvo Savatteri che giurerei conservi in
tasca un “santino “di Gilmour. Quasi 12
minuti di composizione che spazia dalle sonorità progressive a ragionati cambi
di tempo con atmosfere sempre cangianti.
L’album si chiude con una suite di 11 minuti “Gathered At Dusk” cantata
anche dalla brava Chiara Monaco che racchiude magistralmente quanto detto
finora e che conferma, senza ombra di dubbio, che i THC conquistano con questo
lavoro un podio tra le più ispirate prog band italiane.
Un ottimo debutto dei nostrani THC con un album curatissimo
negli arrangiamenti, ispirato e già maturo, con calibrate intuizioni dove le
tastiere di Gino Asero svolgono un lavoro assolutamente impeccabile e che tanto
ricordano Clive Nolan (Pendragon, Arena) mentre un drumming essenziale ma
preciso alla Mick Pointer (Marillion, Arena) è svolto alla batteria da Concetto
Santonocito.
Penso proprio che riserverò ai TIME HAVEN CLUB un posto
speciale nella mia collezione di progressive accanto alle discografie delle sopracitate
band.
Accursio Sabella

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