giovedì 15 aprile 2021

Alias -- The Second Sun



                             ALIAS 

                           THE SECOND SUN

Faccio parte di un gruppo di ascolto formato da 4 amici. Nei nostri incontri bimestrali ci scambiamo novità discografiche, e soprattutto opinioni. Siamo costantemente alla ricerca di particolari uscite e di nuove proposte musicali navigando tra riviste e web.                                                                                                Ed è proprio tra queste ricerche che mi sono ritrovato tra le mani un album di una particolare bellezza di cui non ho resistito a non parlarne. 

Un ensemble tutta napoletana.  Musicisti provenienti da realtà importanti come la famosa “Orchestra multietnica del mediterraneo” e la nuova formazione di “Napoli Centrale”, gli Alias pubblicano il loro strepitoso esordio discografico con un lavoro di rara bellezza: “The second sun”.  Un album concept dedicato allo scienziato serbo Nikola Tesla autore di alcune teorie sulla produzione e l’uso di energie alternative al tempo non apprezzate e sottovalutate. 

L’album apre con “Red Six” 4 minuti in cui si capisce già il calibro e la professionalità dei musicisti coinvolti. Una ritmica travolgente, ad opera di un superlativo Ezio Felaco al basso e di un pirotecnico  Fredy Malfi alla batteria (attualmente membro dei "Napoli Centrale" di James Senese), inietta all’ascoltatore una irresistibile incapacità a rimanere immobili senza battere in qualche modo il ritmo, mentre una azzeccatissima linea vocale non cantata ci riporta negli anni 70 quando gli “Arti & Mestieri e il Baricentro” creavano i loro capolavori.      Ma è dalla seconda traccia “Pitch Black” che la Band sfodera l’asso dalla manica. Un semplice “giro “da Rock’n’ Roll viene assolutamente stravolto, arrangiato, rielaborato e trasformato in un brano di 8 minuti in cui le competenze, l’esperienza e il mostruoso talento della pianista, tastierista e vocalist Romilda Bocchetti prende il sopravvento e guida la band nella costruzione di una piccola gemma di prog Jazz rock!!!  L’album prosegue con una track list di assoluta pregiata caratura. "Mediterraneo Prog" è un fantastico esempio di come possano coesistere Etnico, Prog e Jazz.  Malinconica e allegra allo stesso tempo con ragionati cambi di ritmo che costruiscono una musica che fa sognare e riflettere. Ma è in “Danza dei due Mondi” dove lo strepitoso Giovanni Guarrera esce allo scoperto con sua indiscutibile maestria con l’acustica, infarcendo il brano con venature mediterranee ardite e originali. Una peculiarità che contraddistingue gli Alias è la loro capacità di utilizzare dei semplici giri armonici per trasformarli in qualcosa di incredibilmente accattivante, nuovo, originale e prezioso.  All’interno dell’album si trova del flamenco, ritmi africani, samba, tarantella ecc.... il tutto sapientemente miscelato e dosato con perizia e arguzia. Un piccolo accenno volevo dedicarlo alla bellissima “The Second Sun” un fulgido esempio come si può trasformare un piccolo e breve accenno ad un brano famosissimo (non dirò quale) senza farlo quasi riconoscere e rendendolo incredibilmente altrettanto affascinante!  Chiude “Samsara” (termine Buddista che spiega il ciclo della reincarnazione) che forse meglio descrive e rappresenta in 4 minuti quanta perizia e quanta capacità possiede la band nelle cui anime confluiscono e coesistono musica classica, musica etnica, Jazz e Rock sapientemente amalgamate e in cui viene prodotta una musica particolarmente rigogliosa e emozionante .

Accursio Sabella

mercoledì 7 aprile 2021

 

Time Haven Club

Gathered At Dusk

Ed è inaspettatamente, con grande curiosità mista a stupore accompagnato da una strana eccitazione che mi accingo ad ascoltare un album di una progressive band mia concittadina.

Catania continua ad essere una fucina di artisti e musicisti di indiscusso valore e capacità.                Nonostante non sia facile muoversi nell’impervio terreno del progressive rock una nuova band ne emerge e si affaccia con fiera spavalderia e determinazione dopo gli storici alfieri “Malibran” e i più psichedelici “Plootoh”.  L’intrigante copertina ad opera della bravissima Grozdana Tilotta tanti ricordi fa riaffiorare alla mente.  Immagini che evocano inequivocabilmente i fasti del miglior progressive rock dei 70 quando Paul Whitehead firmava con le sue opere i primi lavori dei Genesis. 

I “Time Haven Club” con il loro “Gathered At Dusk” esordiscono alla grande con in pezzone da 9 minuti: “Black Dot”. Un potente basso subito raggiunto da una chitarra prepotente e imperiosa costruisce una impalcatura ritmica assolutamente trascinante; segue un refrain indovinatissimo che mi conferma e mi rassicura che quest’album sarà il mio pasto musicale per le prossime settimane.                                                Le liriche rigorosamente in inglese scritte e cantate magistralmente dal leader chitarrista Enzo “Jester” Somma, trattano il costante riscatto dell’animo alla ricerca della luce e della verità sui grandi dubbi dell’umanità.  La lotta continua con i propri demoni interni e una conseguente ricercata introspezione che porti “Riuniti al Crepuscolo” a rinascere ritrovando se stessi nella propria piena consapevolezza.

Atmosfere molto care ai Pendragon e agli Arena invadono abilmente l’album come inequivocabilmente dichiarato nella bellissima “Dance of Krampus” mentre un arpeggio “Floydiano” apre stupendamente “Despite all this Darkness” dove si innesta un pregevole solo di basso del bravissimo Marcello Romeo che si distingue per gusto e funzionalità e che lascia il timone poi ad un ispirato solista dell’elettrica capitanata da Salvo Savatteri che giurerei conservi in tasca un “santino “di Gilmour.  Quasi 12 minuti di composizione che spazia dalle sonorità progressive a ragionati cambi di tempo con atmosfere sempre cangianti.  L’album si chiude con una suite di 11 minuti “Gathered At Dusk” cantata anche dalla brava Chiara Monaco che racchiude magistralmente quanto detto finora e che conferma, senza ombra di dubbio, che i THC conquistano con questo lavoro un podio tra le più ispirate prog band italiane.  

Un ottimo debutto dei nostrani THC con un album curatissimo negli arrangiamenti, ispirato e già maturo, con calibrate intuizioni dove le tastiere di Gino Asero svolgono un lavoro assolutamente impeccabile e che tanto ricordano Clive Nolan (Pendragon, Arena) mentre un drumming essenziale ma preciso alla Mick Pointer (Marillion, Arena) è svolto alla batteria da Concetto Santonocito.

Penso proprio che riserverò ai TIME HAVEN CLUB un posto speciale nella mia collezione di progressive accanto alle discografie delle sopracitate band.  

  Accursio Sabella