giovedì 2 gennaio 2014
Kalliope - Omonimo
Grazie ad un suggerimento di un mio collega appassionato anch'esso di buona musica, mi ritrovo finalmente dopo anni di estenuanti ricerche, a recensire una gemma nascosta di un raffinatissimo jazz-rock di un grande gruppo milanese di 24 anni fa: I kalliope. Il gruppo autore di un solo strepitoso album omonimo, impreziosito da una fantastica sezione fiati, da vita ad un album, inizialmente uscito in vinile e poi nel 1990 riedito in digitale, da annoverare tra i più bei dischi del genere nel panorama mondiale. In realtà Il "kalliope" fu un progetto di 8 musicisti, turnisti di sala, che condividevano gli stessi interessi musicali, amicizia e lavoro e che (fortunatamente per noi) decisero di dar vita alle loro composizioni frutto di anni di perfezionamenti. Grazie alla fraterna amicizia con Claudio Dentes (produttore di Elio e le Storie Tese)e il tecnico del suono Marty Robertson (assistente di studio di Donald Fagen in "Nightfly"),l'album gode di una eccelente produzione con suoni attualissimi, perfettamente limpidi. I brani sono di diverso stile per l'assoluta libertà compositiva dei musicisti, credo che il "collante" del sound Kalliope fossero i fiati.Il gruppo ha avuto una buona attività "live". Oltre ai brani originali sul CD suonavano "Spiro Gira", Bob Lowden, Wather Report con altri arrangiamenti di standard Jazz. L'inizio è strepitoso: "Miss Giorgia" apre con una serie di stacchi con pause, accelerazioni e rallentamenti per poi riaprire e rielaborare il fantastico tema iniziale, che viene riproposto con l'acustica e poi con la tromba, finendo in un crescendo che trascina l'ascoltatore in una estasi di allegria rendendo impossibile rimanere fermi. Il secondo brano "Goodbye Francisco" non è assolutamente da meno. Il sax baritono di Giancarlo Porro spadroneggia vivacemente su un serratissimo ritmo dell'elegante drumming di Bernardinello. Il brano è un altro capolavoro indiscusso dell'album. Nel terzo brano ad opera del chitarrista Minotti affiorano echi del miglior Perigeo inframezzati da una nuova fusion che al tempo si affacciava all'orizzonte con "jeff Lorber". Il tema del brano è assolutamente azzeccato. Si ritorna poi con il quarto pezzo ad opera di Allifranchini che si dipana in una meravigliosa tessitura di puro jazz dove i fiati e in particolare il flauto dello stesso si lancia in un magnifico solista che cede poi il passo ad un curatissimo assolo di batteria. Si ritaglia uno spazio anche il bassista Fioravanti con "J.P." brano che ricorda molto Pat Metheny. La bellissima "journey" del fiatista Parodi ci riporta ad una splendida performance della sezione fiati. " Friend in Vegas" ci catapulta in un'altra dimensione dove il Fretless bass ci conduce all'interno di atmosfere di puro Jazz dove la genialità dell'ensamble trasforma un corposissimo brano super arrangiato che da luce alla coralità e all'eccelsa tecnica dei musicisti. Infine dopo la piacevole e distensiva "Subtone" il disco chiude con la briosa "Bumba" che probalilmente prende il nome dalla fusione (fusion) della parola Samba e Mambo. Infatti il brano sapientemente calibrato, fonde questi tre generi in modo egregio dando vita ad un movimentatissimo ritmo che impreziosito da una sequenza di fiati solisti chiude l'album lasciando l'ascoltatore ancora in preda ad una insaziabile voglia di riascoltarlo nuovamente. il disco è un capolavoro dove si denota una professionalità ed una maturità artistica non comune oltre ad un raffinatissimo gusto negli arrangiamenti. Un disco da avere assolutamente, imprescindibile per chi ha un palato fine.
Accursio
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