Oramai è fuor di dubbio che la Svezia è la nuova fucina di novità in ambito progressive. Le più belle realtà dell'ultimo ventennio provengono da questo (purtroppo ahimè) poco conosciuto paese.
Sono quindi particolarmente orgoglioso di poter parlare e far conoscere a molti questo splendido esempio di progressive. Ritengo quindi un sacrilegio non divulgarlo vista la grande capacità, dell'innovativa proposta musicale. Un motivo sufficiente per convincersi dell'importanza di questo lavoro è che , essendo un'opera prima, vi siano confluite tutte le migliori idee già perfezionate da tempo ,concepite con intelligente ponderazione e date alla luce nella migliore produzione possibile. Le prime quattro tracce furono ascoltate nel 2003, due anni prima dell'uscita del disco , da un certo Tomas Bodin co-leader dei Flower Kings , che entusiasta diede parere favorevole e parecchio coraggio ai giovanissimi musicisti per il completamento dell'opera. Questo ennesimo quintetto svedese, che sbuca dal nulla per destarci dal torpore creatoci da centinaia di ascolti più o meno anonimi, è dotato di grande intuizione compositiva e di idee eccellenti.
Un grande esordio , una musica che dispiegata in cinque brani, per una durata di 60 minuti, non fa rimpiangere i grandi capolavori degli Yes o di quello che oggi avrebbero potuto essere.
Fantastici cori, con intelligente utilizzo del falsetto, ben congenati ed usati con ragionate porzioni di piano infacito spesso da arpeggi di acustica che progressivamente lasciano innalzare scorrerie di sintetizzatori che raggiungono grandi livelli di phatos , il tutto rispettando sempre la sobrietà del brano.
Nessun virtuosismo ma tanta tecnica al servizio di grandi composizioni ragionate e mai banali dove nessun minuto è da buttare via. Ben vengano esordi come questo dei Moon Safari, che ci destano dalla monotonia quotidiana, ci regalano qualche nuova inaspettata emozione e ci fanno ben sperare per il futuro della nostra musica e perchè no, anche del nostro vivere quotidiano.
Accursio

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